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DiAvv. Cristian Lomaistro

Autocertificazioni e coronavirus – ascolta l’intervista dell’avv. Cristian Lomaistro su Radio News 24

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L’avv. Cristian Lomaistro risponde ad alcune domande sull’uso delle autocertificazioni richieste per spostarsi all’interno del territorio nazionale, a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19 (Coronavirus) in atto. L’intervista è stata rilasciata durante la trasmissione radiofonica “Live Social” ed è andata in onda su Redio News 24.

Alcuni dubbi sono sorti soprattutto a seguito dell’entrata in vigore del recente decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, in fase di conversione da parte del parlamento e in vigore dal 26 marzo 2020. Tale provvedimento legislativo emergenziale si ispira a due principi: uniformità e semplificazione.

Il principio di uniformità è teso a riservare, quale regola generale, unicamente al Governo centrale (quindi, su scala nazionale) la disciplina volta a fronteggiare il contagio da COVID-19 e solo in via eccezionale a concederla al Ministro della salute (cfr. art. 2, D. L. n. 19/2020) e alle Regioni (cfr. art. 3, D. L. n. 19/2020). In quest’ultimo caso, inoltre, vi è un limite di carattere transitorio e contenutistico. Il provvedimento legislativo si è reso necessario proprio al fine di garantire una maggiore conoscibilità delle misure volte al contenimento dell’epidemia da parte dei loro destinatari.

Il principio di semplificazione, invece, ispira la previsione di un illecito amministrativo in caso di violazione delle misure di contenimento, con relativa sanzione pecuniaria ed esplicita rinuncia all’intervento penale, fatti salvi casi eccezionali. Ciò si è reso necessario anche per evitare un vero e proprio intasamento dei Tribunali a causa dell’incredibile numero di procedimenti penali per violazione dell’art. 650 c.p.

La sanzione amministrativa, in caso di violazione delle misure di contenimento e quindi anche in caso di mancanza di autocertificazione, consiste in una sanzione pecuniaria che va da un minimo di euro 400 ad un massimo di euro 3.000 (Cfr. art. 4 del D. L n. 19/2020). In caso di reiterazione (recidiva), la sanzione amministrativa è raddoppiata; se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo personale, le sanzioni sono aumentate fino a un terzo. E’ ammesso il pagamento in misura ridotta e le sanzioni sono irrogate dal Prefetto.

La sanzione penale, come detto, troverà applicazione solo in casi residuali, sia per l’esplicità esclusione dell’applicazione dell’art. 650 c.p. e di “ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all’articolo 3, comma 3” operata dalla norma in commento, sia per l’esplicita criminalizzazione della violazione dell’obbligo di quarantena per le persone risultate positive al virus previsto dall’art. 4, coma 6 del D. L. n. 19/2020 (arresto da 3 mesi a 18 mesi e l’ammenda da euro 500 ad euro 5.000.

A titolo esemplificativo, si possono qui richiamare quelle condotte di lesioni personali o l’evento-morte cagionati dalla diffusione del virus da parte di colui che violi le cautele imposte non sapendo di essere positivo al Covid-19. Diverso, invece, il caso di chi sa di essere positivo al virus e violi la quarantena, il quale sarà chiamato a rispondere del nuovo reato contravvenzionale introdotto dal decreto-legge e descritto al paragrafo precedente o dei più gravi reati di lesioni o omicidio volontario.

Un ultimo accenno, infine, al regime transitorio: l’art. 4, comma 8 del D. L. n. 19/2020 consente un’applicazione retroattiva delle sanzioni amministrative seppure nella misura minima ridotta alla metà (200 euro) per tutte le violazioni commesse prima della data di entrata in vigore delle nuove norme (26 marzo 2020). Ciò, al fine di mettere al riparo la nuova norma da censure di incostituzionalità derivanti dall’applicazione retroattiva di una sanzione più grave rispetto a quella prevista dalla precedente norma contravvenzionale applicabile (ammenda fino a 206 €). Da tale previsione deriva, infine, che tutti i procedimenti penali aperti presso le varie Procure della Repubblica prima della data di entrata in vigore delle nuove disposizioni dovranno essere archiviati e i relativi atti trasmessi alla Prefetture competenti per l’irrogazione delle sanzioni amministrative.

Il video della mia intervista è disponibile qui sotto. Buon ascolto!

 

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DiAvv. Cristian Lomaistro

Buste paga gonfiate e lavoro nero possono configurare estorsione e autoriciclaggio

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La Corte di Cassazione, Seconda Sezione Penale, con la sentenza 7 giugno 2018, n. 25979, ha riconosciuto sussistenti i reati di estorsione (art. 629 cod. pen.) e autoriciclaggio (art. 648 ter cod. pen.) nella condotta del datore di lavoro che finga di retribuire di più alcuni lavoratori per pagare in nero gli altri.

Il caso vedeva un amministratore unico e uno delegato di una s.r.l. a cui venivano contestati appunto i delitti di estorsione e autoriciclaggio,i quali, tramite minaccia di licenziamento o di non assunzione, costringevano i lavoratori ad accettare stipendi più bassi rispetto a quelli indicati nelle buste paga, nonché orari disumani. Con tale risparmio di denaro i due imputati pagavano provvigioni o altri benefit aziendali in nero a favore dei venditori della società, così reimmettendo il denaro illecito nel circuito aziendale.

Come più volte confermato dalla giurisprudenza di legittimità, integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringe i dipendenti, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate, in particolare consentendo a sottoscrivere buste paga attestanti il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle effettivamente versate (Cass. pen., Sez. II, 14 febbraio 2017, n. 11107).

In merito al reato di autoriciclaggio, l’art. 648-ter, comma 1, c.p., punisce le attività di impiego, sostituzione o trasferimento di beni od altre utilità commesso dallo stesso autore del delitto presupposto che abbiano la caratteristica specifica di essere idonee ad ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

E’ necessario, affinché si possa configurare il delitto, che la condotta sia dotata di particolare capacità dissimulatoria, ovvero sia idonea a provare che l’autore del delitto presupposto abbia effettivamente voluto attuare un impiego finalizzato ad occultare l’origine illecita del denaro o dei beni oggetto del profitto, sicché rilevano penalmente tutte le condotte di sostituzione che avvengano attraverso la reimmissione nel circuito economico-finanziario ovvero imprenditoriale del denaro o dei beni di provenienza illecita, finalizzate a conseguire un concreto effetto dissimulatorio che sostanzia il quid pluris che differenzia la condotta di godimento personale, insuscettibile di sanzione, dall’occultamento del profitto illecito, penalmente rilevante.

Nella specie ricorrono anche gli elementi di siffatto reato: infatti, il rastrellamento di liquidità attraverso la condotte estorsive enucleate e, in particolare, per effetto della mancata corresponsione degli anticipi solo formalmente versati in contanti, delle quattordicesime mensilità, del corrispettivo dei permessi non goduti e il successivo utilizzo per pagare provvigioni o altri benefit aziendali in nero in favore di venditori della società integra una condotta di reimmissione dei fondi illeciti nel circuito aziendale, concretamente ed efficacemente elusiva dell’identificazione della provenienza illecita della provvista.

Puoi leggere l’articolo intero a questo link.


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DiAvv. Cristian Lomaistro

Cyberbullismo: le nuove disposizioni pubblicate in Gazzetta Ufficiale

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Le nuove disposizioni in materia di cyberbullismo hanno avuto il via libera definitivo da parte del Parlamento.

Nella Gazzetta ufficiale del 3 giugno scorso, infatti, è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 contenente “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Ecco le principali novità contenute nella legge.

  • Viene data una definizione di cyberbullismo, intendendo con tale espressione “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.
  • La finalità della legge è quella di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche.
  • Viene altresì definito il gestore del sito internet: più specificamene, si intende per tale il prestatore di servizi della società dell’informazione che, sulla rete internet, cura la gestione dei contenuti di un sito in cui si possono riscontrare le condotte di cyberbullismo, così come definite dalla legge; non sono considerati gestori gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.
  • Oscuramento del web: la vittima di cyberbullismo, che abbia compiuto almeno 14 anni, e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy, che interviene direttamente entro le successive 48 ore.
  • Ruolo della scuola nel contrasto al cyberbullismo: in ogni istituto tra i docenti sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al dirigente scolastico spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.
    Il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) deve informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni di carattere educativo.
  • Azione della scuola nel contrasto al cyberbullismo: sarà compito di ogni istituto scolastico individuare tra i professori un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto, puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali.
    Inoltre, il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) deve informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni di carattere educativo.
  • Ammonimento da parte del questore: anche ai casi di cyberbullismo è applicabile la procedura di ammonimento, attualmente prevista in materia di stalking (art. 612-bis c.p.).
    In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante la rete internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di un altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia, è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.
  • E’ previsto un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo: presso la Presidenza del Consiglio è istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il bullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.
  • Sono previste, infine, periodiche campagne informative di prevenzione e di sensibilizzazione sul fenomeno del cyberbullismo, avvalendosi dei principali media, nonche’ degli organi di comunicazione e di stampa e di soggetti privati.

Le nuove disposizioni entrano in vigore il 18 giugno 2017.


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