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DiAvv. Cristian Lomaistro

Una mail ha valore di prova anche senza la firma elettronica qualificata?

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Il Tribunale di Milano, V Sez. civile, con la sentenza 18/10/2016 n° 11402 ha stabilito che la mail può costituire una prova fondamentale da utilizzare in giudizio. E in effetti, la mail costituisce prova per dimostrare ordini d’acquisto, richieste di pagamento, ammissioni di debito, scambio di comunicazioni tra più soggetti, e così via.

Invero, il nostro Codice civile nega ogni valenza probatoria ai documenti che costituiscono mere riproduzioni meccaniche (quelli sprovvisti di firma digitale), quando colui contro il quale sono prodotte ne disconosce la conformità ai fatti od alle cose medesime (art. 2712 cod. civ.). Pertanto, perché la prova sia considerata valida in giudizio è necessario che l’avversario non contesti la mail, il suo contenuto od il ricevimento della stessa: cosa che non può fare se vi ha risposto.

Secondo il Tribunale di Milano, quindi, la mail ordinaria vale come prova, in quanto il Regolamento Europeo per le identità digitali ( art. 46 del Regolamento UE n. 910/2014 EIDAS – electronic IDentification Authentication and Signature) stabilisce che “ad un documento elettronico non sono negati gli effetti giuridici, né l’ammissibilità come prova nei procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica”. Lo stesso Regolamento EIDAS sancisce il principio di non discriminazione della firma elettronica rispetto a quella materiale: a una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché essa non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate. Il Codice dell’Amministrazione digitale (Decreto Legislativo n. 82 del 2005) precisa, poi, ex art. 21 che “il documento elettronico, cui è apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza ed integrità”.

Nel caso sottoposto all’esame del Tribunale di Milano, un soggetto vanta un credito nei confronti di un altro soggetto al quale aveva precedentemente inviato numerosi solleciti via mail ed il debitore aveva risposto cercando di evitare l’argomento. Il creditore agisce pertanto con decreto ingiuntivo in forza di fattura. Nel giudizio di opposizione, lo stesso creditore, come prova del proprio diritto di credito, produce lo scambio di mail intercorso con il cliente/debitore, nelle quali quest’ultimo non ha mai contestato il debito.

Sul punto, appare opportuno richiamare alcune precedenti pronunce giurisprudenziali, in particolare quella del Tribunale di Termini Imerese (ordinanza 22.02.2015) che, in un caso analogo, ha sancito che il documento informatico inviato tramite posta elettronica “pura e semplice” e sottoscritto con firma elettronica “leggera’” ha valenza probatoria e validità giuridica. Nel caso in esame si discuteva della validità probatoria della mail per quanto concerne un decreto ingiuntivo.  Il creditore nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo portava come prova lo scambio di mail, nelle quali il debitore non ha mai contestato il debito.

Orbene, il Codice dell’Amministrazione digitale individua ben quattro tipologie di firme:

  • la firma elettronica pura e semplice;
  • la firma elettronica avanzata;
  • la firma elettronica qualificata;
  • la firma digitale.

La prima di queste, infatti, viene definita dal CAD come l’insieme dei dati in forma elettronica oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici, utilizzati come metodo di identificazione informatica.

E in effetti, il Giudice nel Decreto Ingiuntivo citato sosteneva che 1) la mail è un documento informatico, 2) sottoscritto con firma elettronica leggera (in quanto il mittente, per crearlo, deve eseguire un’operazione di validazione inserendo i propri username e password), 3) tale processo di validazione è equivalente alla firma elettronica leggera (come sopra descritta).

Ancora, il Tribunale di Ancona, con la sentenza 09.04.2005, riconobbe valore giuridico allo scambio di e-mail semplici fra due aziende, in ragione del fatto che lo scambio di epistole digitali è sufficiente a confermare le ragioni di una delle parti in causa.

In definitiva, è possibile affermare che chiunque abbia spedito messaggi e-mail dal proprio indirizzo di posta elettronica ben farà a conservare il relativo file e la relativa risposta del destinatario, se vuole utilizzarli in giudizio come materiale probatorio (tenendo presente, altresì, che la prova della e-mail si ritiene valida solo se il destinatario risponde e non contesti la mail stessa, il suo contenuto o il suo ricevimento).


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