Delitti in materia di falsità

Falsità ideologica - falsità materiale Avvocato penalista Altamura

La disciplina penale dei delitti in materia di falsità è contenuta nel titolo VII del libro II del codice penale (artt. 453 – 498 c.p.), il quale sanziona i delitti contro la fede pubblica.

Essi sono suddivisi in quattro capi:

Capo I – Della falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (artt. 453 – 466bis c.p.)

Capo II – Della falsità in sigilli o strumenti o segni di autenticazione, certificazione o riconoscimento (artt. 467 – 475 c.p.)

Capo III – Della falsità in atti (artt. 476 – 493bis c.p.)

Capo IV – Della falsità personale (artt. 494 – 498 c.p.)

Nell’ambito del primo capo, assumono particolare rilevanza le condotte di falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.), di alterazione di monete (art. 454 c.p.), di spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.). Ai sensi del successivo art. 458 c.p., inoltre, alle monete sono equiparate le carte di pubblico credito, intendendosi per tali oltre quelle che hanno corso legale come moneta, anche le carte o cedole al portatore emesse dai governi, nonché tutte le altre aventi corso legale emesse da istituti a ciò autorizzati. L’art. 459 c.p., invece, estende parzialmente la medesima disciplina anche alla falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati, con una riduzione di un terzo delle pene previste per le condotte aventi ad oggetto le monete. Il medesimo capo punisce altresì la falsificazione di biglietti di pubbliche imprese di trasporto (art. 462 c.p.), mentre l’art. 465 c.p. stabilisce la punibilità dell’uso degli stessi, anche se con una semplice sanzione amministrativa.

Il recente Decreto Legislativo 29 ottobre 2016, n. 202 recanteAttuazione della direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell’Unione europea, ha introdotto nel codice penale l’art. 466-bis, che prevede la confisca, anche per equivalente, relativamente alle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto, il prezzo o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato.

Il capo II del titolo VII, invece, punisce la contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto (art. 467 c.p.), la contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e l’uso di tali sigilli e strumenti (art. 468 c.p.), l’uso abusivo di sigilli e strumenti veri (art. 471 c.p.), la contraffazione, alterazione o l’uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali (art. 473 c.p.), l’introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.). Per tali ultime due fattispecie è prevista la confisca, anche per equivalente, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, a chiunque appartenenti (art. 474-bis). Sempre per i medesimi reati, il codice prevede una circostanza aggravante ove posti in essere in modo sistematico, ovvero attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate (art. 474-ter c.p.).

Clicca sui titoli qui sotto per leggere le norme del codice penale.

Art. 453

Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate

E’ punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da euro 516 a euro 3.098:
1) chiunque contraffà monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori;
2) chiunque altera in qualsiasi modo monete genuine, col dare ad esse l’apparenza di un valore superiore;
3) chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell’alterazione, ma di concerto con chi l’ha eseguita ovvero con un intermediario, introduce nel territorio dello Stato o detiene o spende o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate;
4) chiunque, al fine di metterle in circolazione, acquista o comunque riceve, da chi le ha falsificate, ovvero da un intermediario, monete contraffatte o alterate.
La stessa pena si applica a chi, legalmente autorizzato alla produzione, fabbrica indebitamente, abusando degli strumenti o dei materiali nella sua disponibilità, quantitativi di monete in eccesso rispetto alle prescrizioni.
La pena è ridotta di un terzo quando le condotte di cui al primo e secondo comma hanno ad oggetto monete non aventi ancora corso legale e il termine iniziale dello stesso è determinato.

Art. 457

Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede

Chiunque spende, o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate, da lui ricevute in buona fede, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032.

Art. 462

Falsificazione di biglietti di pubbliche imprese di trasporto

Chiunque contraffà o altera biglietti di strade ferrate o di altre pubbliche imprese di trasporto, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione o nell’alterazione, acquista o detiene al fine di metterli in circolazione, o mette in circolazione tali biglietti contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a un anno e con la multa da euro 10 a euro 206.

Art. 465

Uso di biglietti falsificati di pubbliche imprese di trasporto

Chiunque, non essendo concorso nella contraffazione o nell’alterazione, fa uso di biglietti di strade ferrate o di altre pubbliche imprese di trasporto, contraffatti o alterati, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.
Se i biglietti sono stati ricevuti in buona fede, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

Art. 467

Contraffazione del sigillo dello Stato e uso del sigillo contraffatto

Chiunque contraffà il sigillo dello Stato, destinato a essere apposto sugli atti del governo, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo da altri contraffatto, è punito con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 103 a euro 2.065.

Art. 468

Contraffazione di altri pubblici sigilli o strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione e uso di tali sigilli e strumenti contraffatti

Chiunque contraffà il sigillo di un ente pubblico o di un pubblico ufficio, ovvero, non essendo concorso nella contraffazione, fa uso di tale sigillo contraffatto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032. La stessa pena si applica a chi contraffà altri strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione, fa uso di tali strumenti.

Il capo III del titolo VII, poi, prevede la punibilità di una pluraltà di fattispecie di falsità in atti, commesse sia da pubblici ufficiali, che da privati.

Il falso ideologico consiste in una falsa dichiarazione contenuta in un documento. La falsità ideologica, poiché cade sulle attestazioni dell’autore, riguarda il contenuto del documento, che – non risultando né contraffatto, né alterato – reca appunto dichiarazioni menzognere. In tale ipotesi si può parlare di non veridicità dell’atto (o atto non veridico).

Dal falso ideologico si distingue nettamente il falso materiale, che richiede una contraffazione o alterazione documentale, cioè la creazione di un documento da parte di colui che non ne è l’autore o la modifica del documento originale redatto da chi vi appare autore. In tale ipotesi si può parlare di non genuinità dell’atto

La distinzione in esame ha un rilievo soprattutto pratico posto che le falsità materiali sono sempre punibili in quanto siano giuridicamente rilevanti. Invece le falsità ideologiche per essere perseguibili, oltre alla rilevanza giuridica, richiedono anche che l’autore del falso sia venuto meno all’obbligo giuridico di attestare o far risultare il vero.

I principali reati in materia di falsità in atti sono: la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 476 c.p.), la falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative (art. 477 c.p.), la falsità commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti (art. 478 c.p.), la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.), la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o in autorizzazioni amministrative (art. 480 c.p.), la falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.), la falsità materiale commessa dal privato (art. 482 c.p.), la falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.), la falsità in registri e notificazioni (art. 484 c.p.), la falsità in foglio firmato in bianco commessa da pubblico ufficiale finalizzata alla creazione di un atto pubblico (art. 487 c.p.).

Relativamente ai reati di falsità in atti, il recente Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 in materia di depenalizzazione, ha abrogato i reati di falsità in scrittura privata e in foglio firmato in bianco, trasformandoli in illeciti civili sottoposti a sanzione pecuniaria. Per le fattispecie sopra richiamate, in particolare, il legislatore ha previsto la sanzione pecuniaria civile da euro duecento a euro dodicimila. La commissione di tali fatti, quindi, obbliga, oltre che alle restituzioni e al risarcimento del danno secondo le leggi civili, anche al pagamento della sanzione pecuniaria civile. Il procedimento per l’applicazione di tali sanzioni civili si svolge dinnanzi al giudice civile e si applicano le disposizioni del codice di procedura civile.

Infine, il capo IV contiene la disciplina dei reati di sostituzione di persona (art. 494 c.p.), falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 495 c.p.), falsa dichiarazione o attestazione al certificatore di firma elettronica sull’identità o su qualità personali proprie o di altri (art. 495-bis c.p.), possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi (art. 497-bis c.p.), possesso di segni distintivi contraffatti (497-ter c.p.), usurpazione di titoli o di onori (art. 498 c.p.).

Circa il reato di sostituzione di persona, l’art. 494 c.p. punisce, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno la condotta di colui che, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici. Appare utile riportare in questa sede quanto specificato dalla giurisprudenza di legittimità, che ha ritenuto sussistente il delitto in esame nella condotta di colui che crei ed utilizzi un determinato profilo su un social network riproducente l’immagine della persona offesa, con una descrizione tutt’altro che lusinghiera e con tale falsa identità usufruisca dei servizi del sito, consistenti essenzialmente nella possibilità di comunicazione in rete con gli altri iscritti e di condivisione di contenuti (Cassazione penale, sez. V, sentenza 16.06.2014, n. 25774). Ad avviso della Corte, tale contegno sarebbe sufficiente per attribuirsi l’identità della persona offesa, inducendo altresì in errore coloro i quali comunichino con il “falso” profilo tramite chat. È pertanto possibile integrare la fattispecie delittuosa di sostituzione di persona creando un profilo in un social network non del tutto riferibile alla persona offesa, utilizzando cioè una fotografia e non il nome reale della persona offesa. Peraltro, i vantaggi derivanti dall’utilizzo di una diversa identità, integranti il dolo specifico richiesto dalla disposizione di cui all’art. 494 c.p., possono essere i più vari, ricomprendendo anche la possibilità di “intrattenere rapporti con altre persone (essenzialmente ragazze) o per soddisfacimento di una propria vanità (vantaggio non patrimoniale)”.

Art. 473

Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali

Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000.
Soggiace alla pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 3.500 a euro 35.000 chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o modelli industriali nazionali o esteri, ovvero, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali brevetti, disegni o modelli contraffatti o alterati.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

Art. 474

Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi

Fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall’art. 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000.
Fuori dei cassi di concorso nella contraffazione, alterazione, introduzione nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fin a euro 20.000.
I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale.

Art. 476

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.

Art. 477

Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni amministrative, ovvero, mediante contraffazione o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni richieste per la loro validità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Art. 478

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti

Il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall’originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a otto anni.
Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni.

Art. 479

Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici

Il pubblico ufficiale, che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell’articolo 476.

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