Delitti contro la persona

Lesioni personali diffamazione minaccia stalking - Avvocato penalista Altamura

Dei delitti contro la persona si occupa il titolo XII del libro II del Codice Penale, il quale è dedicato:

  • al capo I, ai delitti contro la vita e l’incolumità individuale;
  • al capo II, ai delitti contro l’onore;
  • al capo III, ai delitti contro la libertà individuale, i quali, a loro volta, si suddividono in:

– delitti contro la personalità individuale;

– delitti contro la libertà personale;

– delitti contro la libertà morale;

– delitti contro l’inviolabilità del domicilio;

– delitti contro l’inviolabilità dei segreti.

Dal complesso di tali norme emerge il concetto di persona tutelata dal diritto penale, quale risultante dall’insieme di quei beni, interessi e diritti che ricevono protezione dalle figure criminose disciplinate dagli artt. 575 – 623 e 695 – 702 del Codice Penale e dalle leggi penali speciali.

Tali diritti sono:

  • la vita e l’incolumità individuale;
  • l’onore, il decoro e la reputazione;
  • la personalità individuale, la libertà morale e la libertà individuale;
  • l’inviolabilità del domicilio e del segreto.

Ai sensi dell’art. 36, comma 1, della legge n. 104/1992, come modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (c.d. Pacchetto sicurezza), quando i delitti non colposi di cui al titolo XII sono commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, la pena è aumentata da un terzo alla metà.

Fra i delitti contro la vita e l’incolumità individuale vi sono, oltre all’omicidio volontario (art. 575 c.p.), anche l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.), l’istigazione o aiuto al suicidio (art. 580 c.p.), le percosse (art. 581 c.p.) e le lesioni personali (art. 582 c.p.).

Dalle disposizioni contenute negli artt. 582 e 583 si deduce che il nostro legislatore ha previsto quattro tipi di lesioni personali dolose:

  1. la lesione personale lievissima, che cagiona alla vittima una malattia che ha una durata non superiore ai venti giorni (guaribile, cioè, entro il ventesimo giorno);
  2. la lesione personale lieve, che è quella che fa derivare alla vittima una malattia che ha una durata compresa tra i 21 e i 40 giorni;
  3. la lesione personale grave (art. 583, comma 1 c.p.) dalla quale deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o una incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni, o l’indebolimento permanente di un senso o di un organo;
  4. la lesione personale gravissima (art. 583, comma 2 c.p.), che si ha quando dal fatto derivi una malattia certamente o probabilmente insanabile, la perdita di un senso, la perdita di un arto o una sua mutilazione che lo renda inservibile, la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare ovvero una permanente e grave difficoltà della favella, nonché la deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso.

L’art. 583-quater c.p. detta la disciplina delle lesioni personali gravi o gravissime (cagionate) a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, prevedendo una pena più alta rispetto alle lesioni personali previste dall’art. 582 c.p. L’art. 584 c.p. punisce l’omicidio preterintenzionale, prevedendo la pena della reclusione da dieci a diciotto anni.

Gli altri delitti contro la persona contenuti nel titolo XII del Codice Penale sono la morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (art. 586 c.p.), la rissa (art. 588 c.p.), l’omicidio colposo, punito dall’art. 589 c.p., l’omicidio stradale (art. 589-bis c.p.).

Quest’ultimo reato, introdotto dalla legge 23 marzo 2016 n. 41, prevede un aumento di pena rispetto alla disciplina previgente, dettata dall’art. 589 c.p. citato. In particolare, in caso di omicidio stradale il Codice prevede la reclusione da due a sette anni per chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Se, però, il conducente cagiona la morte di una persona ponendosi alla guida in stato di ebbrezza alcolica (con tasso alcolemico con valore superiore a 1,5 grammi per litro) o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope la pena è della reclusione da otto a dodici anni. Se il tasso alcolemico del conducente è compreso in un valore superiore a 0,8 grammi per litro, ma inferiore a 1,5 grammi per litro, la pena è della reclusione da cinque a dieci anni, a meno che non si tratti di conducente che eserciti un’attività di trasporto di persone o cose, o di autoveicoli di massa complessiva superiore a 3,5 t, di autoveicoli con rimorchio, autoarticolati, autosnodati e autobus, ovvero mezzi di trasporto di persone con più di otto posti: in tal caso la pena prevista è quella della reclusione da otto a dodici anni. La pena è della reclusione da cinque a dieci anni, nel caso in cui il conducente cagioni la morte di un uomo a seguito di alcuni comportamenti specificamente indicati dalla norma, quali: violazione dei limiti di velocità in centro urbano e su strade extraurbane, circolazione contromano o attraversamento di un incrocio con semaforo rosso, soprasso in prossimità di attraversamento pedonale o linea continua, inversione di marcia in corrispondenza di incroci, curve o dossi. Se, infine, il conducente che ha cagionato la morte di una persona è sprovvisto di patente di guida o quest’ultima è sospesa o revocata, ovvero il veicolo sia di proprietà dell’autore del fatto e sia sprovvisto di assicurazione, tutte le pene sopra indicate sono aumentate fino a un terzo. L’art. 589-ter c.p., inoltre, prevede un aumento di pena da un terzo a due terzi nel caso in cui il conducente che abbia cagionato la morte di un uomo mentre era alla guida di un veicolo, si dia alla fuga. Per maggiori approfondimenti sui reati stradali, clicca qui.

Sempre nel titolo XII del libro secondo del Codice Penale sono contenuti i reati di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.), di lesioni personali stradali gravi o gravissime (art. 590-bis c.p.), articolo, quest’ultimo, inserito dalla legge 23 marzo 2016, n. 41 e che prevede aumenti di pena rispetto alle lesioni personali colpose, secondo una casistica simile a quella prevista per l’omicidio stradale. L’art. 590-ter c.p. prevede, analogamente a quanto previsto per l’omicidio stradale, un aumento di pena per il conducente che abbia cagionato lesioni personali stradali e si dia poi alla fuga. L’art. 590-quater, invece, stabilisce una prevalenza delle circostanze aggravanti previste per l’omicidio stradale e per le lesioni personali stradali gravi o gravissime su tutte le circostanze attenuanti che possano ricorrere nel caso di specie, a meno che l’autore del fatto sia un minore degli anni diciotto o ricorrano i casi di cui all’art. 114 c.p. La legge 23 marzo 2016, n. 41 ha inserito altresì nel Codice Penale anche l’art. 590-quinquies, il quale contiene la definizione di strade urbane ed extraurbane, con un richiamo alle norme contenute nel Codice della strada.

Infine, l’art. 590-sexies, inserito dalla legge 8 marzo 2017, n. 24, delinea la disciplina della responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, ovvero dell’esercente una professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, cagioni ad un paziente la morte o una lesione personale. Per maggiori approfondimento sui profili penali della responsabilità del medico, clicca qui.

Meritano menzione, altresì, il reato di abbandono di persone minori o incapaci, disciplinato dall’art. 591 c.p. e quello di omissione di soccorso, di cui all’art. 593 c.p.

Clicca sui titoli sottostanti per leggere le norme del codice penale.

Art. 581

Percosse

Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.

Art. 589-bis

Omicidio stradale

Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni.
Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi rispettivamente degli articoli 186, comma 2, lettera c), e 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni.
La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore di cui all’articolo 186-bis, comma 1, lettere b), c) e d), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, il quale, in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera b), del medesimo decreto legislativo n. 285 del 1992, cagioni per colpa la morte di una persona.
Salvo quanto previsto dal terzo comma, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
La pena di cui al comma precedente si applica altresì:
1) al conducente di un veicolo a motore che, procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita, cagioni per colpa la morte di una persona;
2) al conducente di un veicolo a motore che, attraversando un’intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano, cagioni per colpa la morte di una persona;
3) al conducente di un veicolo a motore che, a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua, cagioni per colpa la morte di una persona.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti la pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore sia di proprietà dell’autore del fatto e tale veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, la pena è diminuita fino alla metà.
Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti, qualora il conducente cagioni la morte di più persone, ovvero la morte di una o più persone e lesioni a una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni diciotto.

Art. 582

Lesione personale

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Art. 583

Circostanze aggravanti

La lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette anni:
1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
2) se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo;
[3) se la persona offesa è una donna incinta e dal fatto deriva l’acceleramento del parto.] (1)
La lesione personale è gravissima, e si applica la reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva:
1) una malattia certamente o probabilmente insanabile;
2) la perdita di un senso;
3) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;
4) la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso;
[5) l’aborto della persona offesa.] (2)

(1) Numero abrogato dall’art. 22, L. 22 maggio 1978, n. 194.
(2) Numero abrogato dall’art. 22, L. 22 maggio 1978, n. 194.

Art. 583-quater

Lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive

Nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, le lesioni gravi sono punite con la reclusione da quattro a dieci anni; le lesioni gravissime, con la reclusione da otto a sedici anni.

Art. 588

Rissa

Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a euro 309.
Se nella rissa taluno rimane ucciso o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.

DELITTI CONTRO L’ONORE

A tutela dell’onore e della reputazione personale sono posti i reati di ingiuria e di diffamazione.

Il reato di ingiuria, originariamente previsto dall’art. 594 c.p., il quale richiede la presenza della persona offesa (in ciò distinguendosi dalla diffamazione, che, invece, si realizza in sua assenza), è stato recentemente abrogato dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 7, il quale lo ha contestualmente trasformato in illecito civile sottoposto alla sanzione pecuniaria civile da cento a ottomila euro. Lo stesso Decreto stabilisce che se le offese sono reciproche, il giudice può non applicare la sanzione pecuniaria civile a uno o ad entrambi gli offensori. L’illecito civile dell’ingiuria viene posto in essere da parte di chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, ovvero mediante comunicazione telegrafica, telefonica, informatica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. Si applica la sanzione pecuniaria civile da euro duecento a euro dodicimila se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato o è commessa in presenza di più persone. Non è sanzionabile chi ha commesso l’illecito di ingiuria in un particolare stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

Il delitto di diffamazione, invece, è previsto dall’art. 595 c.p., il quale stabilisce che chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.
Le pene sono aumentate, se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

DELITTI CONTRO LA LIBERTÀ INDIVIDUALE

Fra i reati contro la libertà individuale, raggruppati nella sezione I denominata “Dei delitti contro la personalità individuale”, si annoverano la riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), la prostituzione minorile (art. 600-bis c.p.), la pornografia minorile (art. 600-ter c.p.), la detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.), la pornografia virtuale (art. 600-quater1), il reato di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinquies c.p.) e di impiego di minori nell’accattonaggio (art. 600-octies c.p.), la tratta di persone (art. 601 c.p.), il traffico di organi prelevati da persona vivente (art. 601-bis c.p.), l’acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.), l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (c.d. “caporalato”, art. 603-bis c.p.). Tali norme si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano, ovvero in danno di cittadino italiano, ovvero dallo straniero in concorso con cittadino italiano. In quest’ultima ipotesi, lo straniero è punibile quando si tratta di delitto per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni e quando vi è stata richiesta del Ministro della giustizia (art. 604 c.p.).

Fra i reati contro la libertà personale, invece, vanno menzionati il sequestro di persona (art. 605 c.p.), l’arresto illegale (art. 606 c.p.), l’indebita limitazione di libertà personale (art. 607 c.p.), l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti (art. 608 c.p.), il reato di perquisizione e ispezione personali arbitrarie (art. 609 c.p.), la violenza sessuale (art. 609-bis c.p.), nelle sue varie forme aggravate (art. 609-ter c.p.), gli atti sessuali con minorenni (art. 609-quater c.p.), la corruzione di minorenne (art. 609-quinques c.p.), la violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies c.p.), l’adescamento di minorenni (art. 609-undecies c.p.).

Sono posti a tutela della libertà morale, ovvero della libertà di autodeterminazione, i reati di violenza privata (art. 610 c.p.), di violenza o minaccia per costringere a commettere un reato (art. 611 c.p.), di minaccia (art. 612 c.p.) e di atti persecutori (c.d. “stalking”, art. 612-bis c.p.). Lo “stalking” viene integrato dal comportamento di chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. È prevista la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici, la pena è aumentata. La pena è altresì aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa, da proporre entro il termine di sei mesi. Si procede tuttavia di ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio.

I delitti contro la libertà morale ricomprendono anche lo stato di incapacità procurato mediante violenza (art. 613 c.p.), la tortura (art. 613-bis c.p.) e l’istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura (art. 613-ter c.p.). Le ultime due fattispecie sono state recentemente introdotte dalla legge 14 luglio 2017, n. 110.

La sezione IV del Capo III del titolo XII detta la disciplina penale dei delitti contro la inviolabilità del domicilio, prevedendo i reati di violazione di domicilio (art. 614 c.p.), di violazione di domicilio commessa da un pubblico ufficiale (art. 615 c.p.), di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.), di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.), di diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.).

Fra i delitti contro la inviolabilità dei segreti, infine, vanno considerati la violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza (art. 616 c.p.), la cognizione interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617 c.p.), l’installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617-bis c.p.), la falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche (art. 617-ter c.p.), l’intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.), l’installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.), la falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-sexies c.p.), la rivelazione del contenuto di corrispondenza (art. 618 c.p.), la violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni (art. 619 c.p.), la rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni (art. 620 c.p.), la rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.), la rivelazione di segreto professionale (art. 622 c.p.) e la rivelazione di segreti scientifici o industriali (art. 623 c.p.). L’art. 623-bis c.p. precisa che le disposizioni contenute nella sezione V, relative alle comunicazioni e conversazioni telegrafiche, telefoniche, informatiche o telematiche, si applicano a qualunque altra trasmissione a distanza di suoni, immagini od altri dati.

Denunce per stalking*
%
Denunce per stalking da parte di donne*

* Anno 2017, periodo 1 gennaio - 31 luglio. Fonte: Ministero dell'Interno, report del Comitato nazionale dell'Ordine e della Sicurezza Pubblica, 15 agosto 2017.

Art. 595

Diffamazione

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Art. 600-bis

Prostituzione minorile

È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Art. 600-quinquies

Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile

Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 e euro 154.937.

Art. 603-bis

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque:
1) recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
2) utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al numero 1), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.
Se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Ai fini del presente articolo, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni:
1) la reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.
Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:
1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori sfruttati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

Art. 609-bis

Violenza sessuale

Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Art. 612-bis

Atti persecutori

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Avvocato penalista Altamura Cristian Lomaistro - Lesioni personali Minaccia Ingiuria Stalking