Delitti contro la pubblica amministrazione

Peculato corruzione concussione indebita percezione di erogazioni Avvocato penalista Altamura

Il titolo II del libro II del codice penale è dedicato ai delitti contro la Pubblica Amministrazione. Esso prevede non solo i delitti che ledono l’attività amministrativa in senso proprio, ma anche quelli che ledono l’attività legislativa e quella giudiziaria.

Il titolo II è diviso in tre capi:

Capo I – Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione (artt. 314 – 335bis c.p.)

Capo II – Dei delitti dei privati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 336 – 356 c.p.)

Capo III – Disposizioni comuni ai capi precedenti (artt. 357 – 360 c.p.)

I delitti contro la Pubblica Amministrazione sono stati oggetto di un recente intervento legislativo che ne ha modificato la disciplina non solo sostanziale, ma anche processuale. Vi è stato in particolare un inasprimento degli aspetti sanzionatori, determinando un aumento delle pene previste dal codice per una molteplicità di reati.

Si fa riferimento alla Legge 27 maggio 2015 n. 69 recante “Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 30 maggio 2015, n. 124.

I principali reati contro la pubblica amministrazione di cui può rendersi responsabile un pubblico ufficiale sono: il peculato (art. 314 c.p.), la concussione (art. 317 c.p.), la corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.), la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.), l’induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.), l’abuso di ufficio (art. 323 c.p.), la rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (art. 326 c.p.), l’omissione di atti di ufficio (art. 328 c.p.).

Fra i reati contro la pubblica amministrazione commessi da privati, invece, si possono ricordare la violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (art. 336 c.p.), la resistenza a un pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), la violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (art. 338 c.p.), l’ interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità (art. 340 c.p.), l’oltraggio a un pubblico ufficiale (art. 341-bis c.p.), l’oltraggio a un magistrato in udienza (art. 343 c.p.), il traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.), l’esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.), la violazione di sigilli (art. 349 c.p.), la turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.), la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.) e la frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.).

Clicca sui titoli sottostanti per leggere le norme del codice penale.

Art. 314

Peculato

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi.

Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Art. 317

Concussione

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni.

Art. 318

Corruzione per l’esercizio della funzione

Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sè o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a sei anni.

Art. 319-quater

Induzione indebita a dare o promettere utilità

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei anni a dieci anni e sei mesi.
Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.

Art. 323

Abuso di ufficio

Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.

Art. 328

Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione

Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

Nell’ambito di tali fattispecie criminose, assumono particolare rilevanza le nozioni di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio. Esse sono fornite dal legislatore stesso agli artt. 357 e 358 c.p.

L’art. 357 c.p.  sancisce che “Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi
”.

L’art. 358 c.p., invece, offre la definizione di incaricato di pubblico:” Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.
Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale
”.

La definizione di persona esercente un servizio di pubblica necessità è invece fornita dall’art. 359 c.p., laddove precisa che “Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità:
1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi;
2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica amministrazione
”.

Art. 336

Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale

Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa.

Art. 337

Resistenza a un pubblico ufficiale

Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto d’ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Art. 341-bis

Oltraggio a pubblico ufficiale

Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.

Art. 343

Oltraggio a un magistrato in udienza

Chiunque offende l’onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con violenza o minaccia.

Art. 346-bis

Traffico di influenze illecite

Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.
La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.
Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie.
Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita.

Art. 348

Abusivo esercizio di una professione

Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.

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