Recupero crediti

Recupero crediti pignoramento Avvocato Cristian Lomaistro Altamura

COME SI RECUPERA UN CREDITO?

Normalmente, prima di esperire la fase giudiziale vera e propria, l’Avvocato tenta in via bonaria di ottenere il pagamento di quanto dovuto dal debitore, mediante una richiesta formale (lettera raccomandata A/R o PEC) che costituisce un atto di costituzione in mora. Se il debitore collabora, la procedura è abbastanza rapida e il creditore può ottenere agevolmente quanto dovutogli. Se, al contrario, il debitore non collabora o collabora solo in parte, è necessario intraprendere un’azione giudiziale volta al recupero del credito.

È POSSIBILE INSTAURARE IMMEDIATAMENTE UN GIUDIZIO?

Bisogna distinguere a seconda dei casi. Per tutte le cause aventi ad oggetto una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro (oltre che per i sinistri stradali), ad eccezione di cause relative a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è necessario esperire previamente il procedimento di negoziazione assistita da uno o più avvocati. La convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia, tramite l’assistenza di avvocati iscritti all’albo.

Il procedimento si instaura mediante un invito scritto fatto dal proprio avvocato alla parte debitrice, la quale ha trenta giorni per rispondere. Se il debitore aderisce all’invito e si raggiunge un accordo, quest’ultimo compone la controversia, viene sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono e costituisce altresì titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. L’intero procedimento deve concludersi entro il termine massimo di tre mesi. Se la controparte non risponde entro il termine di trenta giorni o rifiuta di aderire all’invito, la condizione di procedibilità si ha per avverata e il giudice può tenerne conto ai fini delle spese di giudizio.

Per le cause relative a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, invece, prima di instaurare un giudizio, è obbligatorio tentare il procedimento di mediazione previsto dal D. Lgs. n. 28/2010 presso un organismo di mediazione. Il termine di durata massima della mediazione è anche in questo caso di tre mesi.

La negoziazione assistita non è obbligatoria ed è quindi possibile agire immediatamente:

  1. nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione;
  2. nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;
  3. nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;
  4. nei procedimenti in camera di consiglio;
  5. nell’azione civile esercitata nel processo penale.

CHE COS’È IL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE DI PAGAMENTO (DECRETO INGIUNTIVO)?

Il procedimento di ingiunzione di pagamento è un procedimento speciale disciplinato dal codice di procedura civile che consente al creditore di ottenere in maniera rapida un titolo giudiziale, per intimare al debitore il pagamento di una determinata somma (o la consegna di determinati beni mobili o cose fungibili) entro il termine di quaranta giorni (o immediatamente, in caso di provvisoria esecutività) ed eventualmente procedere all’esecuzione forzata, se il debitore si rifiuta di pagare.

È un procedimento che si svolge senza la partecipazione della controparte (almeno nell’immediato) ed è sufficiente fornire al giudice una prova scritta del credito per il quale si procede (ad esempio, fatture contabili).

Se il debitore, nel termine di quaranta giorni, non formula opposizione instaurando così una vera e propria causa in contraddittorio, il decreto ingiuntivo ottenuto dal giudice acquista stabilità e sarà possibile eventualmente procedere all’esecuzione forzata.

IL CREDITORE MUNITO DI TITOLO ESECUTIVO PUÒ PROCEDERE IMMEDIATAMENTE ALL’ESECUZIONE FORZATA?

In presenta di un titolo esecutivo valido (ad esempio, un decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo), è possibile per il creditore procedere all’esecuzione forzata. Tuttavia, prima di procedere all’esecuzione, se la legge non dispone diversamente, il creditore è tenuto, ai sensi dell’art. 479 c.p.c.:

  • alla notificazione del titolo esecutivo alla parte personalmente;
  • alla notificazione alla parte personalmente del precetto, ossia di un’intimazione rivoltagli dal creditore di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni (salva l’ipotesi disciplinata di pericolo nel ritardo, di cui all’art. 482 c.p.c.) con l’avvertimento che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata (art. 480 c.p.c.). Il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione.

QUANTE FORME DI ESECUZIONE FORZATA CI SONO?

Il codice di procedura civile prevede diverse forme di esecuzione forzata, a seconda del fine perseguito dal creditore. Vi è innanzi tutto l’espropriazione forzata, tramite la quale il creditore fa valere le proprie ragioni di credito su un bene di proprietà del debitore, mobile (espropriazione mobiliare) o immobile (espropriazione immobiliare), oppure su un credito del debitore verso terzi o su cose del debitore che sono in possesso di terzi (espropriazione presso terzi). In quest’ultimo caso, solitamente si tratta di somme di denaro che il terzo deve versare al debitore (ad esempio, stipendio o altre forme di pagamento non ancora corrisposte).

L’esecuzione per consegna o rilascio, invece, è finalizzata alla consegna di beni mobili o al rilascio di beni immobili, mentre con l’esecuzione forzata di obblighi di fare o di non fare il creditore dell’obbligazione riesce ad ottenere esattamente la prestazione che gli è dovuta da parte del debitore. Un esempio di questo tipo di esecuzione può essere rinvenuto nell’ipotesi in cui un individuo costruisca sul confine di un fondo di sua proprietà un muro trasversale che coinvolga la proprietà di un vicino. In tal caso, quest’ultimo potrà agire giudizialmente per ottenere la demolizione di quanto indebitamente costruito, nel caso in cui l’inadempiente si rifiuti spontaneamente di procedere alla rimozione.

CHE COS’È IL PIGNORAMENTO?

Nell’espropriazione forzata l‘atto di pignoramento costituisce il primo atto esecutivo vero e proprio. Non è richiesto il pignoramento se oggetto di espropriazione sono cose soggette a pegno o ad ipoteca (art. 491 e 502 c.p.c.). La funzione del pignoramento è quella di vincolare determinati beni del debitore al soddisfacimento del diritto di credito del creditore procedente e anche di tutti gli altri creditori che dovessero intervenire successivamente nel processo esecutivo. Esso può essere mobiliare, immobiliare o presso terzi. Il pignoramento perde di efficacia quando non siano state chieste l’assegnazione o la vendita entro quarantacinque giorni dal suo compimento.

DOPO IL PIGNORAMENTO, COSA DEVE FARE IL CREDITORE PROCEDENTE?

I beni che sono stati sottoposti a pignoramento possono essere venduti, oppure se ne può richiedere l’assegnazione in pagamento, recuperando così il proprio credito.

La scelta tra la vendita e l’assegnazione spetta al creditore pignorante.

Ad ogni modo, l’istanza con la quale il creditore chiede al giudice dell’esecuzione la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati può essere depositata presso la cancelleria solo dopo che siano decorsi dieci giorni dalla notifica del pignoramento al debitore, ma comunque entro il termine perentorio dei successivi quarantacinque giorni.

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