Responsabilità del medico

Responsabilità del medico|Avvocato Cristian Lomaistro Altamura

CONSIDERAZIONI GENERALI

La responsabilità professionale degli esercenti una professione sanitaria è stata recentemente oggetto di un intervento di riforma da parte del legislatore che, con la legge 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco), ha introdotto diverse novità su tre fronti: amministrativo, penale e civile.

La responsabilità del medico e delle strutture sanitarie è un settore particolarmente delicato, che è stato oggetto di ben due riforme in meno di cinque anni (prima della legge Gelli-Bianco vi era stato il c.d. decreto Balduzzi, decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito nella legge 8 novembre 2012, n. 189), che hanno dato vita ad una disciplina particolarmente complessa e a tratti contraddittoria.

La nuova legge è così denominata:”Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.

Essa fa proprio un principio, esplicitato all’articolo 1, secondo cui la sicurezza delle cure deve essere considerata parte costitutiva del diritto alla salute, la quale assume così un vero e proprio valore costituzionale alla luce dell’art. 32 Cost.

PROFILI CIVILISTICI

COME SI PUO' DEFINIRE LA RESPONSABILITÀ MEDICA?

La responsabilità medica è una forma di responsabilità che deriva dai danni cagionati ai pazienti a seguito di errori od omissioni dei sanitari. Tuttavia, nell’individuazione di tale responsabilità bisogna sempre considerare le peculiarità del caso concreto, caratterizzato dall’unicità non solo di ciascun essere umano, ma anche della risposta che quest’ultimo pone in essere rispetto ad un determinato trattamento terapeutico.

QUALI SONO I DANNI RISARCIBILI?

Le tipologie di danno risarcibile in conseguenza di responsabilità medica sono molteplici e ricomprendono quello derivante da errore diagnostico, quello derivante da errore terapeutico, quello derivante da omessa vigilanza e così via.

I casi di responsabilità medica sono quelli connessi alla causazione di un danno (iatrogeno), inteso come ogni lesione alla salute psico-fisica determinata dalla colpa del singolo medico, dalla carenza strumentale della struttura sanitaria oppure dalla mancanza di un valido consenso informato.

CHE NATURA HA LA RESPONSABILITA' DEGLI OPERATORI SANITARI?

La legge Gelli-Bianco ha cercato di definire più chiaramente i contorni della responsabilità del medico, a seconda che questa possa ritenersi ascrivibile ai singoli operatori sanitari o, invece, alla struttura medica, sia essa pubblica e privata.

In linea di massima, mentre i medici, in caso di danno cagionato al paziente, rispondono a titolo di responsabilità extracontrattuale, ovvero ai sensi dell’art. 2043 c.c., la struttura medica risponde nei confronti di un paziente, che assuma di essere stato danneggiato, a titolo di responsabilità contrattuale. Dalla natura della responsabilità addebitabile a ciascun soggetto, deriva una serie di importanti conseguenze applicative, prime fra tutte in tema di onere probatorio e di termine di prescrizione del diritto al risarcimento (quest’ultimo è di 5 anni, nel caso di responsabilità extracontrattuale, di 10 anni per quella contrattuale).

QUALI AZIONI PUÒ INTRAPRENDERE UN PAZIENTE CHE RITENGA DI ESSERE STATO DANNEGGIATO?

I pazienti che ritengono di essere stati danneggiati a causa di un errore medico possono certamente rivolgersi al giudice, in sede civile, per chiedere un risarcimento pecuniario. Tuttavia, nel caso di responsabilità extracontrattuale, l’onere probatorio a carico del paziente risulta più stringente e gravoso rispetto ai casi di responsabilità contrattuale. Particolare attenzione si deve prestare in punto di rapporto di causalità fra il comportamento posto in essere dall’operatore sanitario e il danno arrecato al paziente.

Ai sensi della legge n. 24/2017, tuttavia, prima di rivolgersi al giudice civile, è obbligatorio un accertamento tecnico preventivo finalizzato alla conciliazione (art. 696-bis c.p.c.), in quanto esso costituisce una condizione di procedibilità della domanda. La finalità di questo tentativo obbligatorio di conciliazione è quella di favorire il raggiungimento di un accordo e di evitare, quindi, un processo che spesso può rivelarsi complesso e faticoso. In alternativa, la legge consente di esperire il procedimento di mediazione ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. In tali casi non si applica, invece, il procedimento di negoziazione assistita da uno o più avvocati (decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162).

A COSA DEVE ATTENERSI LA CONDOTTA DEL MEDICO PER NON ESSERE RITENUTO RESPONSABILE?

La legge Gelli-Bianco ha attribuito rilevanza, ancor più di quanto non avesse fatto il decreto Balduzzi, alle cosiddette buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida. In particolare, l’art. 5 della legge Gelli-Bianco stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle prestazioni mediche con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate ai sensi della normativa vigente ed elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati, nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco e da aggiornare con cadenza biennale.

Tali raccomandazioni, quindi, assumono un rilievo fondamentale nell’orientare l’operato del medico che, quindi, dovrà attenervisi, tenuto conto della specificità del caso concreto e del fatto che tali linee guida, per quanto possano comunque guidare il medico, tuttavia esse non decidono il caso concreto. Solo in mancanza di tali linee guida, la legge attribuisce rilevanza alle buone pratiche clinico-assistenziali (le cosiddette leges artis).

QUALI SONO LE NOVITÀ IN MATERIA DI ASSICURAZIONE PER LA RESPONSABILITÀ MEDICA?

La legge n. 24/2017 ha introdotto l’obbligo, per tutte le strutture sociosanitarie pubbliche e private e per i professionisti che entrano in rapporto diretto con i pazienti, di stipulare una polizza assicurativa che copra i rischi derivanti dalla responsabilità medica. In caso di mancanza di tale polizza, i pazienti possono ricorrere a un apposito Fondo che garantisce i danni loro derivati da responsabilità medica, alimentato con il versamento di un contributo annuale da parte delle imprese di assicurazione. Tale Fondo opera anche nel caso in cui i massimali assicurativi sono inferiori rispetto al risarcimento dovuto ai pazienti o nel caso in cui l’impresa presso la quale la struttura sanitaria o il medico sono assicurati si trova in stato di insolvenza o di liquidazione coatta amministrativa.

IL PAZIENTE PUÒ CITARE IN GIUDIZIO DIRETTAMENTE LA COMPAGNIA ASSICURATIVA?

Sì. La legge prevede la possibilità per i pazienti di citare in giudizio, per il risarcimento del danno subito, direttamente anche la compagnia (oltre al medico o alla struttura sanitaria), al pari di quanto avviene nel settore della responsabilità civile auto.

PROFILI PENALISTICI

SE IL MEDICO COMMETTE UN ERRORE, NE RISPONDE PENALMENTE?

Se il medico commette un errore nell’esercizio della propria professione può incorrere in una responsabilità penale.

La legge n. 24/2017, sul punto, ha introdotto nel codice penale un nuovo articolo, il 590-sexies, che rende applicabili le pene previste per l’omicidio colposo e per le lesioni colpose ai fatti commessi nell’esercizio della professione sanitaria. Il comma 2, tuttavia, esclude tale responsabilità penale per imperizia nel caso in cui il sanitario dimostri di essersi attenuto, nell’esecuzione della sua opera professionale, alle linee guida o alle buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.

Il nuovo articolo 590-sexies, quindi, supera il riferimento, contenuto nell’art. 3 del decreto Balduzzi (ora abrogato), alla colpa lieve quale causa di esenzione di responsabilità del medico. Sotto la vigenza della vecchia disciplina, che aveva lo specifico intento di ridurre l’area del penalmente rilevante relativamente alla categoria della colpa medica, infatti, i giudici di legittimità fin dalle prime pronunce si erano soffermati sulla distinzione tra colpa lieve e colpa grave, ritenendo di trovarsi di fronte ad una ‘zona grigia’, vista anche l’assenza di indicazioni da parte del legislatore. L’unica circostanza in grado di delineare la distinzione tra le sfumature della colpa era dato dal riferimento alle best practices e alle guidelines

COSA PREVEDEVA IL DECRETO BALDUZZI?

Con il decreto Balduzzi, l’orientamento giurisprudenziale dominante riconosceva l’applicazione dell’esimente solo nei casi di imperizia del medico (Cfr. Corte Cost., ord. 6.12.2013, n. 695, in cui si era precisato che “la limitazione di responsabilità prevista dalla norma censurata viene in rilievo solo in rapporto all’addebito di imperizia, giacché le linee guida in materia sanitaria contengono esclusivamente regole di perizia: non, dunque, quando all’esercente la professione sanitaria sia ascrivibile, sul piano della colpa, un comportamento negligente o imprudente”).

Se, quindi, vi era negligenza o imprudenza da parte del medico, quest’ultimo ne rispondeva penalmente, anche per colpa lieve. Se, invece, vi era imperizia, il medico non era penalmente responsabile nei casi di colpa lieve. Tuttavia, vi era stata, da parte della giurisprudenza più sensibile alle istanze di contrasto al ricorso alla medicina difensiva, un atteggiamento di apertura verso l’estensione del trattamento più favorevole previsto dalla legge Balduzzi, non solo alle condotte degli operatori sanitari connotate da imperizia, ma anche a quelle accompagnate da imprudenza e negligenza (Cfr. Cass. pen., sez. IV, 11 maggio 2016, n. 23283).

COSA PREVEDE ORA LA LEGGE GELLI-BIANCO?

Con la legge Gelli-Bianco, invece, il legislatore sembra aver fatto un passo indietro in termini garantistici nei confronti degli operatori sanitari, laddove prevede espressamente l’esclusione di responsabilità penale solo nei casi di imprudenza (aderendo, quindi, a quell’orientamento della giurisprudenza restrittivo nell’applicazione della disciplina previgente) e, al contrario, incrimina anche le condotte imperite connotate da colpa lieve. A tale ultimo proposito, va precisato che a tutti i fatti commessi fino al 31.03.2017 continua ad applicarsi la precedente disciplina prevista dal decreto Balduzzi, disciplina più favorevole relativamente ai casi di errore medico per imperizia, connotato da colpa lieve.

Sotto quest’ultimo profilo sembra che il legislatore abbia identificato le leges artis (ovvero, le buone pratiche clinico-assistenziali) non con regole di comune cautela, ma con regole di perizia, mantenendo perciò intatta la responsabilità (penale) del medico per colpa lieve nei casi di negligenza e imprudenza. 

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