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DiAvv. Cristian Lomaistro

Al trasferimento del coniuge col figlio minore presso il convivente, segue la revoca dell’assegnazione di casa familiare e mantenimento

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Nell’ambito delle controversie per la definizione dei provvedimenti economici in materia di cause di divorzio, degna di approfondimento appare una recente ordinanza emessa dal Tribunle di Salerno (Trib. Salerno, ord. 30 gennaio 2020, I Sez. Civ.).

La decisione è stata assunta in conseguenza del ricorso, introdotto nel corso del giudizio di separazione, con il quale il coniuge ha chiesto al Tribunale la revoca del diritto alla assegnazione della casa coniugale e la revoca dell’assegno di mantenimento.

Il caso

In via preliminare, occorre osservare che, nel caso di specie in fase presidenziale il Tribunale aveva attribuito alla moglie il diritto di assegnazione, nell’interesse del minore, della casa coniugale, di proprietà esclusiva del ricorrente.

Nella medesima sede, il Tribunale aveva disposto il mantenimento in favore della moglie della somma di €. 550,00, oltre al mantenimento del figlio.

Mutata la situazione di fatto, avendo il coniuge assegnatario dell’immobile lasciato la casa coniugale e avendo intrapreso altresì una convivenza stabile con altra persona, il ricorrente chiedeva la modifica delle condizioni della separazione.

Il coniuge assegnatario si difendeva evidenziando di aver dovuto lasciare l’immobile per le condizioni di degrado in cui versava a causa della omessa manutenzione da parte dell’altro coniuge proprietario.

La decisione

Ciononostante, il Tribunale accoglieva la domanda di revoca dell’assegnazione, e ciò sulla base dell’opportuno richiamo ai principi in materia, ricordando inoltre come “la ratio della regola posta dall’art. 337-sexies c.c. è quella di garantire la conservazione dell’«habitat» domestico dei figli minori e postula la permanenza del legame ambientale del minore con l’abitazione, legame che nel caso di specie deve ormai dirsi venuto meno atteso che il minore vive stabilmente presso altra abitazione da un anno e mezzo (a prescindere dalle circostanze di fatto che hanno indotto la ricorrente a trasferirsi presso l’abitazione del proprio compagno)”.

Dalla pronuncia in esame è agevole evincere il principio per cui non è rilevante il motivo per cui il coniuge assegnatario abbia dovuto lasciare l’immobile, quand’anche imputabile all’altro coniuge proprietario dell’immobile per l’omessa manutenzione.

Ciò non giustifica il distacco del minore rispetto al proprio habitat e, quindi, una volta che il minore abbia dovuto soffrire quel distacco e, in definitiva, non conservi più un legame ambientale con l’abitazione, non sussiste e viene meno il presupposto per l’assegnazione dell’immobile.

Se ne ricava, quale ulteriore corollario, che il coniuge assegnatario di un immobile di proprietà altrui dovrà, anziché lasciare l’immobile, promuovere tutte le azioni necessarie per far sì che il proprietario effettui le opere necessarie, essendo diritto del minore quello di conservare il proprio riferimento abitativo.

La pronuncia in esame, però, appare rilevante anche in quanto si inscrive nel solco della giurisprudenza più recente (Cass. civ., Sez. I, 19.12.2018, n. 32871), la quale riconosce l’incompatibilità ontologica fra la convivenza more uxorio e la conservazione del diritto al mantenimento, e ciò anche in sede di separazione.

A tal proposito, il Tribunale osserva che non può discorrersi di ospitalità, così come dedotto dalla controparte, in quanto una convivenza che si protrae da oltre un anno e mezzo non può dirsi temporanea e la temporaneità è proprio la caratteristica principale della ospitalità.

A chiosa di tale passaggio, si può solo aggiungere che, anche in relazione alla convivenza, non sono rilevanti i motivi per cui si lasci l’immobile che funga da casa coniugale per trasferirsi altrove, essendo decisiva la convivenza in sé, senza poter addurre che la stessa sia cominciata per cause connesse alla omessa manutenzione dell’immobile assegnato da parte del proprietario.

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